INNATA 621 ON TEST

Prova estrema per una e-bike di produzione italiana, anzi bresciana. E, da buona bresciana, ha dimostrato di non temere il duro lavoro.

 

Mantenendo le promesse, gli amici della CEB mi hanno messo a disposizione una delle loro front suspended nuova di zecca, con ruote da 27,5. Il modello è identificato col codice 621, rappresenta la versione più economica delle mountain-bike  nel loro listino. Assieme alla bicicletta, il caricatore ed il manuale di istruzioni.

Molto bene, mi sono detto, voglio proprio mettere alla corda questo modello, evidentemente non studiato per percorsi tecnici e molto difficili, per valutarne appieno i suoi limiti.

Particolare della batteria

Appena ritirata, ormai sul far della sera, la butto subito sul sentiero tecnico, con una bella pietraia, ricca di ciottoli, lastre, frammenti vari, in parte fissi ed in parte mobile, come si trovano nei più bei sentieri della Franciacorta.

Purtroppo, vista la stagione, le tenebre calano veloci, e rimando la prova vera e propria all’indomani.

Particolare del motore integrato con la guarnitura

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Evidentemente, alla CEB hanno amici molto in alto, perché il sabato mattina si presenta con un cielo terso e radioso.

Sulle colline di Franciacorta
Ottimo, avevo già un programma che prevede salite molto impegnative, sulle colline della Franciacorta, poi  passaggi più semplici, salite cementate anche ripide, single trak, mulattiere, eccetera eccetera. L’idea è quella di percorrere il tracciato di una gita piuttosto comune che, cercando di toccare l’asfalto il meno possibile, raggiunge la sommità delle colline dell’alta Franciacorta ed ha come destinazione Santa Maria del Giogo, uno dei punti più panoramici della nostra provincia.

Si parte dal Comune di Ome (mt. 250) e inizia la salita in direzione Barche, prendendo il ripido tratto cementato che dalla frazione Borbone porta alla chiesetta di San Filippo.

Ecco la Innata sulla salita verso il primo GPM in località Barche

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Tanto per cominciare, insomma, una bella rampa cementata con pendenze che arrivano al 20%! Nel dubbio, inserisco la modalità turbo e il motore risponde prontamente: a tal punto che solo in un paio di occasioni devo inserire il rapporto più corto!

Occorre un po’ familiarizzare con la risposta del sensore di pedalata. Infatti, di mano in mano che procedo, mi accorgo che per una migliore resa del propulsore è indispensabile uno sforzo costante sui pedali, ciò che viene definito tecnicamente come “pedalata rotonda”. Infatti, se si procede con pedalata a scatti, il sensore continua a mandare al motore impulsi contrastanti, di incremento e diminuzione dell’intensità della forza.

Questo è altrettanto più vero dove inizia l’tratto dissestato e che, all’inizio, mi ha fatto dubitare sulle potenzialità del motore. Una volta familiarizzato con questo aspetto, ci si accorge che basta uno sforzo modesto ma costante, anzi così facendo si sale più spediti rispetto ad una pedalata nervosa ed incostante.

Quindi, quando termina il cemento ed inizia uno sterrato decisamente impegnativo, conviene utilizzare un rapporto meno agile ed una pedalata costante. Effettivamente, si raggiungono in salita medie impensabili con un mezzo a trazione muscolare. Purtroppo la pedala rotonda è difficile in fuori sella, occorre stare seduti, con conseguenze poco liete per il fondo schiena causa mancanza dell’ammortizzatore posteriore.

Arrivò così al termine del primo GPM, località Barche, metri 621. Per curiosità, provo a valutare il grado di riscaldamento del motore, così duramente sollecitato. Pensavo di sentire odore di arrosto, visto anche che si tratta di componenti nuovi, ed invece il motore si presenta poco più che tiepido. Probabilmente, è disponibile a fare molto di più.

Invece, orrore! Il display sul manubrio mi informa che ho già consumato una prima tacca, delle tre disponibili, della carica della batteria. Mi rendo conto di essermi fatto prendere dall’entusiasmo, e di avere abusato con la modalità turbo. Mi aspettano ancora altri due GPM, uno in località Vesalla ed infine l’ultimo in località Santa Maria. Per tale motivo, mi riprometto di utilizzare esclusivamente la modalità economica e spengo la centralina all’inizio della prima discesa (precauzione tutto sommato superflua, visto che in discesa l’assistenza si stacca automaticamente).

Riprendo la salita passando da Brione, località Aquilini, dove la ripida salita inizia con tratti asfaltati, quindi cementati, ed infine ritorna un’impegnativa mulattiera nel bosco, dove cedo alla tentazione di reinserire l’assistenza alla pedalata normale, anziché economica. Terminato brillantemente anche questo tratto difficile, riprendono tratti cementati ed asfaltati, dove utilizzo ancora modalità economica. Arrivo quindi al secondo GPM, in località Vesalla, quasi 1000 m di quota, quando, ancora più orrore, si spegne un altro quadratino dell’indicatore di carica, e me ne resta solo uno, che lampeggia, pure!

Spengo quindi l’alimentazione, ed inizia la discesa, sottoponendo l’innata a una vera e propria tortura: un single trek estremo, con salti di roccia, gradoni, il tutto scavato dall’acqua torrenziale di quest’anno. Mi rendo conto che, lì, non bisogna portarci la 621: sollecitazioni eccessive, soprattutto per il tipo di sospensioni e di coperture. Inoltre, probabilmente a causa del baricentro, diverse volte tocco le pedaline, con conseguenze piuttosto devastanti per queste ultime. Fortunatamente, solo una volta tocco “sotto” dove c’è  il motore, che però è efficacemente protetto da una (brutta …)  piastra paracolpi, che svolge bene il suo compito: nemmeno una scalfittura della vernice.

Terminata la tortura, si riprende per un gradevole traverso nel bosco, e dopo agile cavalcata ricomincia la salita in direzione dell’ultimo GPM, in località Santa Maria del Giogo.

Malgrado l’assistenza in modalità economica, il motore spinge gagliardo, finché, a pochi kilometri dall’arrivo, mi abbandona del tutto, a quota 751 metri,  davanti ad un artistico crocifisso: continuo a pensare alle altolocate conoscenze della società che fabbrica la bicicletta.

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Peccato, per poco non ho raggiunto il mio ultimo obiettivo. Forse, la prossima volta, con una gestione più attenta dell’energia, ce la farò.

Completo quindi il giro scendendo in località Zoadello, per poi iniziare la discesa intorno al monte Cimarone. Purtroppo, non si tratta di tutta discesa: c’è un tratto breve, su strada forestale molto dissestata, in salita, che mi è sempre stato molto antipatico, probabilmente perché è al termine della gita, e le energie, quando ci arrivo, sono già esaurite. Mi accorgo che, tutto sommato, la Innata si può pedalare, anche se si sente il peso e la mancanza di un rapporto più agile. Provo a riaccendere il motore elettrico, miracolo, esso riparte, e, come d’incanto, mi pare che qualcuno mi stia spingendo sellino, proprio nel tratto più difficile. Una favola che, purtroppo, non dura fino alla fine della salita, perché le poche energie residue della batteria mi obbligano a fare gli ultimi 50 m di salita, i più difficili, con solo la forza delle gambe. Devo dire, peraltro, che la batteria muscolare era ancora praticamente del tutto carica, visto che sinora ho utilizzato quella elettronica. Per tal motivo, scollino senza tanti problemi ed inizia la discesa su strada bianca, dissestata ma non troppo, dove la innata rivela doti di stabilità imprevedibili.

Il primo test termina così felicemente, dopo circa due ore mezza di escursione, di cui più della metà con assistenza alla pedalata. L’altimetro mi dice che ho superato un dislivello positivo di 940 metri, quasi tutti con il motore acceso. Praticamente, non ho quasi mai sudato, e mi sono divertito un sacco.

Dettaglio del percorso di prova

potete vedere i particolari del tour nella seguente mappa interattiva; facendo click con il tasto destro del mouse sull’apposito link di download, e usando il comando “salva con nome”; è possibile scaricare l’itinerario in formato jpx

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Sensazioni di guida

Pianura-asfalto: in questo ambiente il mezzo si rivela molto agile in accelerazione, sino a che raggiunge la velocità, imposta dalla legge, di 25 km/h, dove stacca l’alimentazione al motore. Tutto sommato il maggior peso si sente poco, e la rapportatura adeguata.

Salita-asfalto: probabilmente il terreno ideale per una bicicletta a pedalata assistita, si riesce facilmente ad effettuare la pedalata rotonda ed a sfruttare le potenzialità offerte dal motore. Attenzione ad usare con parsimonia la riserva di energia, per non trovarsi a secco prima della fine della gita!

Cemento-salita ripida: vale quanto detto per la salita su asfalto, con maggiore attenzione alla pedalata rotonda, ed alla cautela nell’utilizzo della modalità turbo, che viene spontaneo utilizzare.

Sterrato-salita: come per il cemento in salita, ma con ancora maggiore attenzione alla rotondità della pedalata ed alla scelta della traiettoria e permetta un’andatura costante. Per questo, le ruote da 27,5 aiutano con il loro effetto – volano (chissà con una 29”…).

Tecnico-salita: richiede una certa familiarità con l’assistenza alla pedalata e, purtroppo, per trarsi d’impaccio è spesso necessario utilizzare un livello di assistenza assai elevato, con altrettanto dispendio di energia.

Tecnico molto difficile-salita: non è il terreno ideale per la Innata: la ciclistica entra in crisi, si sente la mancanza di una sospensione posteriore, di ruote tubeless e copertoni di dimensioni più generosa.

Discesa-sterrato: il telaio compie un ottimo lavoro, anche le ruote da 27,5 aiutano, la bicicletta conserva un elevato livello di direzionalità e di equilibrio, correggendo anche piccoli errori; la forcella, dal canto suo, una vola bene precaricata la molla svolge bene il suo lavoro. Ma attenzione a non farsi prendere la mano, perché superati i limiti costruttivi si rischiano risposte molto secche, soprattutto del retrotreno, che tende a scomporsi.

Discesa-tratti impegnativi: sconsigliati, non tanto per il peso, quanto piuttosto per la ciclistica. Aspettiamo che gli amici della CEB ci propongono qualcosa di specifico.

Comportamento dei singoli componenti

Telaio: nell’ambito del settore front, si tratta di un ottimo telaio, con un buon equilibrio tra stabilità e maneggevolezza. Non risente del maggior peso di batteria e motore, si è rivelato adeguatamente rigida salita e non è entrato in crisi in discesa, nemmeno nei tratti tecnici, salvo quelli estremi.

Forcella: richiede un certo periodo di adattamento, soprattutto per quanto riguarda la regolazione del precarico della molla. Infatti, l’elemento ammortizzante risulta piuttosto duro in frenata ma soprattutto nel ritorno, per cui, per avere una buona ripetitività, è necessario avvitare parecchio il registro di precarico della molla.

Cambio: tutto bene in questo comparto: lo Shimano Alivio  a nove velocità in dotazione ha sempre consentito cambiate ineccepibili, anche sotto sforzo. E, vale la pena di sottolinearlo, lo sforzo in salita può essere duplice: quello muscolare più quello del motore. Promosso a pieni voti.

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Freni: la 621 monta una coppia di freni a disco Shimano, con rotore in alluminio da 180 all’anteriore e 160 al posteriore. Mentre quest’ultimo si è sempre rivelato all’altezza della situazione, con quello anteriore si ha un po’ meno feeling, e pare a volte un po’ lento nella risposta. Abbiamo provato a regolare le pastiglie, il problema migliora, ma non è del tutto assente. Si potrebbe provare con un rotore da 203, magari con disco in acciaio anziché in alluminio.

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Motore: come si è visto, si comporta molto bene, ma risulta piuttosto assetato di energia, soprattutto se si è poco parsimoniosi con il suo utilizzo. Cosa che proprio non ho fatto in questo test, dove ho spremuto la Innata come un limone. Il prossimo, a questo punto, sarà un meno divertente economy test. Un personalissimo appunto sul rumore, sommesso ma poco gradevole, ricorda un po’ un’affettatrice … probabilmente il telaio fa da cassa armonica.

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Problemi riscontrati

Si tratta di peccati veniali tipici di un nuovo modello, e prontamente rimediabili. Bisogna anche riconoscere che la povera Innata è stata sottoposta a un severo stress;  nell’utilizzo normale taluni di essi non dovrebbero nemmeno presentarsi.

La forcella anteriore, una volta regolata, funziona bene ma ha subito manifestato segni di abrasione sulla copertura degli steli, che apparentemente sono verniciati di nero. Pare che, venendo meno lo strato di vernice, i paraolio non lavorino più bene, e inizino dei trafilaggi.

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Le pedaline sono destinate a bruschi contatti con il terreno, soprattutto nei tratti tecnici. Quelle in dotazione risultano eccessivamente deboli sotto questo punto di vista, e tendono a piegarsi.

 

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Le coperture in dotazione, se gonfiate a pressione elevata, tendono ad ammortizzare in misura insufficiente le asperità del terreno, che, complice la rigidità del telaio inalluminio, si trasmettono sulle ossa del malcapitato utente. Ho provato a ridurre la pressione da 3,5 atmosfere a 2,7, e la situazione è migliorata parecchio. Ho notato, però, che siamo al limite del pizzicamento della camera d’aria, almeno per il sottoscritto che pesa kilogrammi 75.

Regolazione della sella: per effettuarla, occorre svitare due brugole. Sarebbe comodo avere la possibilità di farlo con un comando a sgancio rapido, che migliorerebbe parecchio la sicurezza nelle discese più impegnative.

Batticatena: quello in dotazione, a protezione dei foderi bassi, tende facilmente a danneggiarsi. Se ne potrebbe adottare uno maggiormente imbottito. Anche il “dente di cane” che impedisce lo scarrucolamento della catena sulla corona anteriore si è rivelato corto e non ha impedito l’inconveniente in discesa.Innata test  (11)

Manuale: non sarebbe male inserire un capitolo dedicato ai consigli per economizzare l’energia, in quanto ho visto che è facile farsi prendere dall’entusiasmo e bruciare tutte le risorse prima di arrivare al termine della salita.

Giovanni PeliLogo Guida Mountain Bike

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2 pensieri su “INNATA 621 ON TEST

  1. Hai ragione Nicola, per me avranno un grande futuro e sono contento che a questo futuro parteciperà da protagonista un’azienda bresciana !

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