Innata Artic Test

Test estremo per due MTB della bresciana CEB, di cui una con ruote chiodate. Sulle nevi del Maniva, ecco come si sono comportate.

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I tester con le due Innata verso il monte Dasdana, sullo sfondo un perplesso scialpinista

Per celebrare degnamente la fine del 2014 gli amici della CEB ci hanno proposto una prova davvero speciale: testare le loro MTB a pedalata assistita su neve, ghiaccio e temperature estreme.
Detto fatto: ci hanno fatto avere una INNATA 601 con coperture chiodate ed una INNATA 621 con coperture tradizionali, per poter fare anche una prova comparativa e per vedere quale delle due riuscirà ad arrivare in vetta (e qual dei due tester riuscirà a tornare indietro tutto intero…).

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Le MTB utilizzate per l’artic test

Restava da scegliere l’itinerario da percorrere, possibilmente, in un giorno di gran freddo.
La scelta è caduta sulla strada che dal Maniva va verso il Monte Dasdana, partendo dall’Albergo Bonardi, comodo punto d’appoggio in caso di necessità (che, come vedremo, puntuali si sono presentate).
Il giorno 30.12 è previsto un gran freddo, e grazie all’eroismo dell’inarrestabile Ermanno (reduce da una brutta botta, ma niente lo ferma, antidolorifico e via!) si parte in direzione Maniva.
Carichiamo le Innata sul porta bike, e partenza! Sosta obbligata a Collio, in attesa che apra la farmacia per l’indispensabile antidolorifico, e poi via per il Maniva.
Davanti al bellissimo Albergo Bonardi ci accoglie un tiepido sole, ma la temperatura resta fissa sui -8°.

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Albergo Bonardi al Maniva

Scarichiamo le Innata ed iniziamo a verificarne il funzionamento: la 601 con motore a 36 V parte senza problemi, mentre purtroppo la 621 a 24 v si rifiuta di partire. Il pannello di controllo sul manubrio continua a dare errore. Chiamiamo subito l’assistenza tecnica di CEB, e subito ci aiutano malgrado il periodo festivo. Pare che il problema sia dovuto al viaggio sul porta bike, dove i motori hanno preso troppo freddo, soprattutto la 621, in posizione più esterna. In effetti, come abbiamo avuto modo di verificare, il wind – chill (sensazione di freddo indotta dal vento) porta la temperatura avvertita ben oltre i -15°.
Chiediamo aiuto all’albergo Bonardi, dove troviamo grande gentilezza e disponibilità: ci propongono di portare l’Innata nel locale caldaia, dove al calduccio l’elettronica dovrebbe uscire da letargo.

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La 621 al calduccio

 

Scaldando il motore con le mani, alla fine l’atteso consenso elettronico arriva, e si può partire.
Entusiasmante il rumore dei chiodi sull’asfalto, sembra di condurre un carro armato! contrariamente ad ogni attesa, in realtà la tenuta è più che buona anche sull’odiato bitume. Fortunatamente subito dopo il piazzale il candido manto ricopre l’asfalto, e le nostre innata iniziano a salire su un fondo di neve compatta in idilliaco silenzio.

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La 601 chiodata sconvolge per la tenuta, sembra che non esista neve sotto le ruote, mentre il motore spinge gagliardo ed i freni permettono inchiodate (è proprio il caso di dirlo) incredibili! ma pure la 621, gommata Geax Saguaro, non è da meno, anzi sulla neve sembra che il suo motore spinga addirittura di più. La differenza è ovviamente sui tratti ghiacciati: la chiodata procede come nulla fosse, la 621 slitta al minimo accenno di pedalata o, peggio, di frenata. Anzi no, si cade anche andando dritti.

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Sciatori e ciaspolatori ci guardano, chi assorto, chi sbigottito, chi convinto che è stato un grande errore chiudere i manicomi.

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Visto che sulla strada innevata le Innata vanno che è un piacere, ben presto usciamo per prendere una traccia di scialpinisti che porta, bella dritta per la massima pendenza, verso la vetta del Monte Dasdana, nostra meta il rifugio nei pressi della vetta dove c’è l’arrivo della seggiovia (chiusa).

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Occorre inserire l’assistenza alla pedalata in modalità turbo, vista la pendenza e la resistenza della neve. Sinora avevamo cercato di risparmiare le batterie, ma adesso la meccanica va spremuta al massimo. Quanto meno, siamo sicuri che non avremo problemi di surriscaldamento del motore, ormai ricoperto di neve e ghiaccio.

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Ma anche trasmissione, freni, forcelle e … bikers sono belli imbiancati

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La prima parte di salita viene affrontata sulla linea di massima pendenza, che in certi punti si avvicina al 20%.

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Poi diventa impossibile proseguire così, ed allora cerchiamo di ridurre la pendenza con salita a zig – zag, cercando di evitare i punti di accumulo di neve ventata, dove inesorabilmente le ruote affondano, pure se chiodate. Strategia che riesce sino a 50 metri dalla vetta, dove gli accumuli di neve sono così frequenti da costringerci a lunghi, ingloriosi, tratti a spinta. Nel frattempo il tempo cambia, le nuvole coprono il sole, arriva il classico vento del Maniva, insomma un freddo boia.

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Arriviamo alla agognata vetta, l’indicatore di carica della batteria segna ancora un terzo disponibile, ce l’abbiamo fatta con tutte e due le bike!

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Stretta di mano, poche fotografie e poi via, perché a stare fermi si rischia l’ibernazione.
Visto che abbiamo ancora un po’ di batteria, e perché no, anche un po’ di forza nelle gambe (che in questa salite non stanno a guardare…)decidiamo di riconquistare la strada statale per andare verso il passo di Dasdana. Purtroppo dopo pochi metri di strada statale diventa impossibile proseguire, perché gli accumuli di neve ventata fanno sprofondare le nostre bike sino al movimento centrale.

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Forse qui c’è troppa neve ….

Decidiamo allora di iniziare una folle discesa lungo l’itinerario di salita, con curve, controcurve e derapage.

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Sorpassare gli sciatori è decisamente sfizioso …

 

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I contraccolpi sul manubrio ci dimostrano come le forcelle sono sostanzialmente bloccate dal gelo, sembra di scendere con bike rigide.

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Proviamo allora a ridurre la pressione delle gomme, senza esagerare con le chiodate perchè montano le camere d’aria e c’è dunque il rischio di pizzicarle.
Il divertimento è incommensurabile, con la chiodata si può fare veramente di tutto, anche scendere con tecnica sciistica, con curve in serpentina. Ma anche la 621 dimostra doti inaspettate, sembra che le Saguaro siano state studiate per la neve! I freni, in queste avverse condizioni,  tutto sommato se la cavano bene, con una cautela: utilizzandoli, i dischi si scaldano e la neve che si deposita sopra si fonde, sciogliendosi e bagnandoli. Basta non utilizzarli anche per breve periodo che, a quelle temperature, si forma uno strato di ghiaccio sul disco tale da rendere inefficace la prima pinzata. Ma niente paura, basta agire con decisione sulla leva la prima volta e, rotto il ghiaccio, la frenata ritorna affidabile, con un punto a favore di Shimano che ci sono piaciuti di più.

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Visto che non siamo ancora riusciti ad esaurire le batterie (ed è più di un’ora e mezza che siamo in giro) imbocchiamo una stradina che porta ad un altro impianto di risalita, che sale da Pratolungo sopra Bagolino. Arriviamo anche lì in cima, e ci godiamo il panorama della sottostante vallata del Caffaro e dei monti confinali con il Trentino.

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Sullo sfondo la valle del Caffaro ed i monti del Trentino

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Finalmente l’indicatore di carica lampeggia (riserva), ed analoghi segni di carenza alimentare attanagliano lo stomaco dei biker, quindi all’unanimità dopo due ore dalla partenza si opta per il rientro al Bonardi.

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Impianti di risalita? non ci servono, grazie.

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Una invitante e lunga lastra di ghiaccio ci permette di testare le chiodate sul loro terreno: la tenuta ha del miracoloso.

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Probabilmente si potrebbe osare anche di più, ma pare così innaturale procedere sulle lastre di ghiaccio in bicicletta che ci siamo limitati a un timido assaggio. Ritorneremo, magari indossando le protezioni.
Dopo due ore e mezza, 672 metri di dislivello e circa 10 chilometri percorsi, finalmente mettiamo a riposo le bike e gustiamo un meritato pranzetto a base di specialità del territorio nell’accogliente ed elegante albergo Bonardi, dove il gestore ci attende per sapere come è andato il test e per manifestarci amicizia e disponibilità verso i bikers. Bravo, così si fa!

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Al Bonardi: raffinatezza ed accoglienza

 

CARTOGRAFIA

ecco la mappa interattiva del percorso seguito nel test

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CARATTERISTICHE TECNICHE

Ecco i principali dati delle due MTB provate:

La 601 monta un motore Motore SUNSTAR So3+  da 250W , a 36v con batteria da 324 watt, i freni sono MAGURA MT2 mentre i dischi sono Shimano, ruote con cerchi (AMBROSIO PEAK 27,5),gomme SCHWALBE ICE SPIKER PRO 27,5 con camera.

La 621 monta  un Motore SUNSTAR So3+  da 250W , a 24v con batteria da 264 watt, i freni sono SHIMANO ALIVIO con dischi MAGURA , ruote AMBROSIO 650b tubeless,gomme GEAX SAGUARO.

APPROFONDIMENTO: SUL GHIACCIO

Per chi ha già provato quanto sia impossibile stare in equilibrio su una lastra di ghiaccio pare impensabile affrontare passaggi come questo, pericolosissimi anche a piedi, senza ramponi:

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Con molta titubanza abbiamo provato e … miracolo! Le Schwalbe chiodate mordono il ghiaccio (e anche le dita…) con decisione e lasciano sulle lastre evidenti tracce del loro passaggio:

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si può anche osare qualche frenata brusca, senza che la MTB si scomponga:

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Inchiodata con ruota posteriore

 

Naturalmente è richiesta cautela, soprattutto nelle curve, perché il limite di stabilità è sempre molto labile; così come è consigliabile ridurre al minimo l’assistenza alla pedata, per evitare bruschi strappi al posteriore, comunque sempre facilmente gestibili.

Per nessun motivo bisogna mettere il piede a terra, perché inesorabilmente scivolerebbe, e con esso il biker: l’unica ancora di sicurezza sono i chiodi, e bisogna lasciar fare a loro.

Sull’asfalto le chiodate non deludono, basta non pretendere prestazioni esagerate, e raggiungono i loro limiti con “rumoroso” preavviso, Sembra infatti di viaggiare con un cingolato, cosa che attira l’attenzione di chi vi sta vicino. Certo non si può pretendere scorrevolezza, ma chissenefrega, tanto c’è il motore …

Su fondi sterrati o misti nessuna controindicazione particolare, un po’ di rigidità della struttura è il solo elemento che differenzia queste coperture dalle tradizionali, in un uso normale.

CONCLUSIONI

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Naturalmente l’Innata non è stata progettata per delle situazioni così estreme come quelle a cui l’abbiamo sottoposta in questo test.
Abbiamo provato ad utilizzarla in condizioni di freddo estremo, su grandi lastre di ghiaccio, con temperatura percepita oltre 15° sotto zero, affrontando salite con pendenze proibitive e discese stile quasi – downhill.



Tutto questo serviva per verificarne i limiti.
Le due mountain-bike della CEB sono invece concepite per un uso maggiormente turistico, che, con le ruote chiodate, diventa assai sfizioso ed avventuroso.
Il loro terreno ideale è costituito dalla classica strada chiusa al traffico, coperta da uno strato di neve battuta. Poco importa se a tratti ghiacciata, grazie alle ruote chiodate che garantiscono la massima sicurezza.

Utilizzando, invece, coperture tradizionali, si possono presentare situazioni di estremo pericolo a causa di presenza di tratti ghiacciati a volte difficili da vedere in tempo o da evitare e che, non dimentichiamolo, nelle migliori delle ipotesi possono portare ad un ruzzolone. Ma, in montagna, può anche capitare di scivolare e cadere in un burrone (di norma le colate di ghiaccio sono in discesa!), con conseguenze poco igieniche.
Naturalmente, chi vuole può provare ad osare di più, ma raccomandiamo la massima prudenza. Inoltre, occhio alla riserva di energia, perché può essere decisamente poco gradevole trovarsi con batteria scarica in punti dal ritorno disagevole, in mezzo a neve e ghiaccio, con il sole che tramonta velocemente.
Quindi, sconsigliamo vivamente chi non è adeguatamente allenato ed attrezzato a ripetere le insane manovre che si possono vedere nel test.

RINGRAZIAMENTI
Naturalmente gratitudine e stima alla CEB Srl che ha creduto in questa innovativa e difficile sfida.
Grazie infinite al personale dell’Albergo Bonardi, che con la loro disinteressata disponibilità hanno permesso la resurrezione della 621.
Grazie al teste Ermanno, che seppur dolorante ha accettato la sfida.

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