INTO THE WILD

Al big Fat Party di Pontedilegno con la Innata Fat E-bike

Quale migliore occasione del Big Fat Party 2016 per mettere alla frusta la nuova Fat Bike della italianissima  Innata?

 

The Big FAT Party 2016 è una DUE GIORNI per vivere la Fat Bike nella neve nel contesto della più dura gara europea, la Grande Corsa Bianca. Test ride, seminari tecnici pratici e teorici, incontri con atleti e appassionati, uscite notturne, film e filmati, birra ed esperienze su bikepacking e snow Fatbike.Tutto, insomma, su misura  per gli amanti della fat bike e, per essere la prima occasione, bisogna dire che è stato un grande successo! Tanti entusiasti partecipanti, per una due giorni di sport, divertimento, tecnica.

locandina

Il test della Innata si è svolto sabato mattina, nel corso della prima uscita prevista nel nutrito programma del Big Fat Party. Assieme al sottoscritto, l’inseparabile Ermanno con la sua Fat Boy con inquietanti ruotoni da quasi 5 pollici, e Dario con l’altra Innata, il prototipo, privo ancora della livrea nera che contraddistingue il brand.

 

Ermanno con la sua Fat Boy

Ermanno con la sua Fat Boy

Partiamo con il gruppo degli arditi bikers che non temono neve e ghiaccio; con loro  abbiamo iniziato il tour con un percorso di riscaldamento lungo la ciclabile della Val Sozzine, naturalmente integralmente ricoperta di neve e ghiaccio. Soprattutto ghiaccio, troppo ghiaccio…

 

In effetti, la scarsità di neve di questi giorni è stato un grosso problema e, spesso, affioravano lunghe lastre di ghiaccio che rendevano molto delicato l’avanzamento. Nei tratti di neve compatta, grazie alla spinta vigorosa del motore Sunstar era un gioco da ragazzi sorpassare tutto il gruppo, portarsi avanti e effettuare foto e filmati.

giro di lancio in Val Sozzine video

Terminato il giro di riscaldamento, è iniziata la salita lungo la strada forestale che congiunge Ponte di Legno alla località Valbione. Li sono iniziate le vere difficoltà: lunghe lastre di ghiaccio rendevano veramente difficoltoso l’avanzamento, con cadute a effetto domino che avevano anche un qualcosa di umoristico.

salita a Valbione video

In questo terreno, la nostra Innata ha rivelato una qualità sorprendente: una eccellente motricità su fondo ghiacciato. Il segreto, in questi casi, è una pedalata super rotonda: infatti, applicando uno sforzo, tecnicamente diremmo una coppia, costante sui pedali, anche il motore fornisce una assistenza costante, con un effetto volano che allontana il rischio di  scivolata. L’esatto contrario della pedalata ad effetto pompa di tanti potenti bikers con fat  muscolari che, alla prima perdita di aderenza, erano regolarmente per terra perché sul ghiaccio, purtroppo, serve a poco mettere il piede a terra!

Arrivati in località Valbione, si apre una bellissima piana con al centro un laghetto ed un campo da tennis, il tutto, finalmente, abbondantemente innevato. Il nostro giro prevedeva una salita con pendenza moderata su una pista di motoslitta, e poi diventava single trak, con salita sempre più ripida, fino alle cascate di ghiaccio in testata della valle.

video briefing miniatura

Ecco le impressioni di guida nei vari terreni.

 

Avanzamento in piano

 

In questo caso, le buone doti di galleggiamento di ruotoni permettono un avanzamento sicuro, mentre il motore fa il resto. Bisogna dire che, per avanzare speditamente, è facile lasciarsi tentare di utilizzare la funzione turbo del motore, che permette un gran divertimento ma consuma rapidamente la batteria.

 

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Il prototipo, ancora privo della livrea tipica del marchio

 

Salita media

 

In questa particolare tipologia di terreno, la nostra innata primeggia, perché permette di salire a velocità impensabili con una bicicletta muscolare (salvo bikers con polmoni e gambe d’acciaio) e quindi permette una fluidità di salita e di una costanza incredibili.

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Dario inarrestabile in corsia di sorpasso

 

Salita impegnativa

 

In questo caso, risulta particolarmente difficile avanzare, cosa però che accomuna anche le biciclette muscolari. Le ridotte velocità, infatti, unite al fondo assai sdrucciolevole, comportano problemi di equilibrio. Basta un attimo, una scivolata, che si è fermi. E ripartire sono dolori!

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Chi ha manico non si ferma mai (o quasi mai)

Salita estremamente dura

 

In questo caso, nulla da fare: non appena ci si ferma, ripartire è impossibile. La ruota posteriore, o slitta o affonda nella neve e, dunque, non resta che spingere. Qui iniziano i dolori, a causa del peso del motore e della batteria. La cosa diventa praticamente impossibile se la bici deve essere portata a spalle: infatti, abbiamo rinunciato a raggiungere le cascate di ghiaccio mentre, altri, con la fat bike muscolare, sghignazzando (a denti stretti e con il fiatone) sono andati avanti.

Bici a spalle ... a volte ne vale la pena!

Bici a spalle … a volte ne vale la pena!

Discesa freeride

 

A questo punto, visto che era impossibile salire con bici a spalle, abbiamo provato la discesa su un bel pendio di neve fresca. Conduzione difficilissima, a causa di uno strato di neve fresca poco coerente con gli strati sottostanti, di neve ghiacciata. Praticamente, la MTB andava dove voleva lei! Con una buona dose di manico, una discesa divertentissima, tranne i numerosi, ed assolutamente innocui, voli sulla neve fresca.

 

Discesa su single trak innevato

 

In questo caso, occorre porre particolare attenzione a restare all’interno del tracciato. Uscendo da esso, è assai facile che le ruote affondino nella neve e, per tale motivo, è importante che ad affondare sia la ruota posteriore e non quella anteriore. Con un po’ di attenzione, soprattutto nella distribuzione dei pesi, siamo sempre riusciti ad evitare il ribaltamento, ma tutt’al più la neve fonda o crostosa ci ha bloccato. Forse un manubrio un po’ più largo potrebbe aiutare; in effetti Dario ci ha confermato che è uno degli upgrade previsti per il modello

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Discesa su pista battuta

 

In questo caso, il divertimento è assicurato. Se la discesa non è sufficiente per prendere adeguata velocità, il motore aiuta (anche se, per obbligo di legge, stacca a 25 km/h).

La stabilità è assoluta, la goduria totale. E, in caso di caduta, sulla neve le conseguenze sono ben diverse rispetto ad una caduta su un sentiero roccioso!

 

Sentiero tecnico (anzi, assai tecnico!) in discesa senza neve

 

Per ritornare alla base, non restava che fare, in discesa, l’insidiosa stradina già percorso in salita. La cosa non ci garbava affatto. Allora, conoscendo palmo a palmo la zona, sapendo di un sentierino che, tagliando i tornanti, scende lungo la massima pendenza, abbiamo percorso quello!

Un susseguirsi di rocce, scalini, radici, con numerosi passaggi trialistici. Poca neve, niente ghiaccio, trazione assoluta!  Incredibili le doti di tenuta della nostra Innata quando il gioco si fa duro, grazie al senso di galleggiamento offerto dai ruotoni belli sgonfi (eh sì, li avevamo ben sgonfiati per tentare l’impossibile sul sentierino innevato in salita ….). La precisione dello sterzo sicuramente ne soffre, ma in certi passaggi trialisitici ciò che conta è superare gli ostacoli; impresa che riesce sempre, e che ha strappato un applauso a degli increduli passanti che ci hanno visto emergere dal bosco. Sembra impossibile la capacità di spianare gli ostacoli di questa bicicletta! Merito, probabilmente, delle geometrie indovinate del telaio, e anche  di un angolo di sterzo abbastanza aperto, anche se si potrebbe osare di più..

Meno male che Dario (il padrone della Bike…) non c’era, così non ha visto a che tortura abbiam sottoposto la sua creatura.

Occhio non vede, Dario non duole ...

Occhio non vede, Dario non duole …

Che peraltro ha resistito benissimo: solo nei salti, o nei i gradini molto alti, la forcella rigida emetteva, di quando in quando, qualche scricchiolio, poveretta!

Ritornata sana e salva!

Ritornata sana e salva!

 

Però, nel complesso, tutto è andato bene, solo un principio di detallonamento della ruota posteriore.

 

In conclusione

 

Davvero notevole la  motricità costante che ti da una sensazione di controllo e gestione della trazione davvero su tutti i terreni.

Come detto, la piega deve essere da 750mm, quella impiegata era troppo xc e rendeva la guidabilità difficoltosa.

La bicicletta è ben equilibrata e si mantiene ben salda al terreno (complice magari anche il peso).

Non particolarmente apprezzabili le doti della forcella, soprattutto se paragonata a fat bike con forca in carbonio: le reazioni sul manubrio si avvertono eccome.

Anche l’angolo di sterzo lo vedrei un po’ più aperto, magari per dargli un po più di carattere.

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INNATA 262 FAT BIKE

SCHEDA TECNICA

FORCELLA ANTERIORE: SALSA ALLUMINIO
SERIE STERZO: Sup.1-1/8” Inf.1-1/5”
FRENI: DISCO 180 ANT/160 POST -LEVE SHIMANO 395
COMANDO: SHIMANO DEORE SL-M610
CAMBIO 10V: SHIMANO DEORE RD-M610
CASSETTA POST 10V: SHIMANO CS-HG50-10
CATENA: SHIMANO CN-HG54
MANUBRIO: TKX ALL. 6061
ATTACCO MANUBRIO: TKX ALL. 6061
MANOPOLE: TKX POWERGRIP
SELLA: SELLE ITALIA Q-Bik
REGGI SELLA: TKX ALL.6061
RUOTE: RUOTE 26” FATBIKE
GOMME: KENDA JUGGERNAUT 26×4,00”
MOTORE: S03+ EN15194, 250WATT 36 VOLT-BRUSHLESS
CENTRALINA MOTORE: 3 MODALITA’ (ECO-NORMAL-TURBO)
CICLI RICARICA: 500 CON BATTERIA SCARICA
BATTERIA: 324W (CELLE PANASONIC) LITIO
AUTONOMIA: 50KM MODALITA’ ECO
STAFFE PEDALI: FSA
PESO TOT.: KG 22
OPTIONAL: REALIZAZIONE SU MISURA, COLORE, ALLESTIMENTI

 

 

 

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