INTO THE WILD

Primo test INNATA e – bike 27,5 plus

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Dopo lunga attesa, finalmente è stato possibile toccare con mano il prototipo della nuova machine de guerre in casa CEB.
Non appena Dario mi ha avvisato che era disponibile il telaio con le ultime modifiche, mi sono precipitato in azienda pieno di curiosità. Infatti, la combinazione ruote maggiorate, geometrie votate alla discesa, motore Brose con una bella batteria da 500WH, sospensioni con generose escursioni è secondo me quanto di più azzeccato per un mezzo divertente e fruibile praticamente in tutte le occasioni.

Perché il formato 27,5 plus

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Fin dalle sue origini il mondo delle mountain-bike è stato anche definito l’universo delle ruote grasse. Sì, ma grasse quanto?
Inizialmente, tutto sommato, non tanto: gli standard vedevano dimensioni intorno a 1,70 sino a 1,90 pollici. Poi, progressivamente, è stata superata la soglia dei due pollici, soprattutto per i modelli destinati a un uso Gravity.
Poi, improvvisamente, l’obesità, con coperture da quattro o anche cinque pollici nate per l’utilizzo su fondi innevati. Così facendo si è scoperto che coperture oversize non solo permettono di galleggiare su fondi inconsistenti come neve o sabbia, ma sono anche assai divertenti in tante altre occasioni e permettono una fruizione giocosa quando il fondo diventa impegnativo.
Potremmo ora dire che siamo arrivati al livello della maturità, con la dimensione 27,5 plus, cioè ruote da 27,5 di diametro ma con coperture di sezione 2,8 o 3 pollici che riproducono come diametro esterno quello di una ruota da 29, ma con un’impronta a terra ed un volume d’aria decisamente superiore.

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Di fronte a tanti vantaggi, spesso si è obiettato il problema del peso, nonché l’eccessivo effetto volano e la conseguente minor reattività nei rilanci e nei percorsi dove è richiesta maneggevolezza. Si è osservato, inoltre, anche un certo incremento nella resistenza al rotolamento seppur più contenuto rispetto alle fat bike
Ebbene, la presenza del motore annulla ogni remora circa peso e resistenza al rotolamento, enfatizzando invece gli aspetti di motricità, soprattutto in salita.
Infatti, la generosa  coppia che offre il sistema potenza muscolare più assistenza elettrica permette il superamento di ostacoli prima impensabili; ma ciò è possibile solo se la potenza viene correttamente scaricata terra. E’ quindi è fondamentale una  corretta combinazione e ripartizione dei pesi, sospensioni adeguate (soprattutto posteriore) ed adeguata impronta a terra della ruota motrice.

Il prototipo.
Bisogna subito dire che il modello che ci hanno dato in prova gli amici della CEB è ancora in fase sperimentale: il telaio, seppur praticamente definitivo nelle geometria, riporta in più parti vistose saldature e segni delle varie modifiche ed aggiunte. I fazzoletti di rinforzo all’altezza della sospensione posteriore andranno ancora alleggeriti, il tubo orizzontale verrà probabilmente sostituito con uno oversize, e la componentistica rivista.

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Il tour di prova

Con una spolverata di neve fresca, le colline della bassa Valtrompia sono ancora più invitanti. Anzi, sarà il momento magico per vedere come si comportano i ruotoni sulla neve. Pazienza se il termometro segna ancora 3 gradi sottozero, puntuali al ritrovo ci sono gli inseparabili amici Ermanno, che nell’occasione sfoggia la sua fiammante Scott Genius 27,54 plus, e Claudio che con la sua Cappra ci ha abituato a scendere dai passaggi impossibili. Destinazione i meravigliosi sentieri di quel parco dei divertimenti per bikers che è il complesso Palosso S. Onofrio.

Prime impressioni di guida
Trasferta su asfalto o pista ciclabile

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Con una e – bike che è possibile permettersi anche lunghi tratti di trasferimento, dipende in sostanza solo dall’autonomia della batteria. Giusto quindi valutare come si comporta la combinazione gommoni e assistenza alla pedalata.

L’andatura è estremamente sciolta ed è sufficiente il minimo livello di assistenza alla pedalata per viaggiare in tutto riposo. Durante la nostra prova, con temperature sottozero, veniva anzi spontaneo spegnere il motore per riscaldare un po il “motore muscolare”. Ed ecco una prima, positiva sorpresa: il propulsore Brose va un gran bene anche …. quando è spento ! infatti non vi sono attriti o resistenze parassite allo sforzo del biker. Anzi, le coperture marca Vittoria si sono rivelate più scorrevoli rispetto a quelle da 2,35 montate sulla bike da freeride di un nostro amico che ci accompagnava.

Salita di media difficoltà,

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Si inizia a guadagnare dislivello sulla classica strada forestale, dapprima con pendenze moderate. Proviamo ad inserire l’assistenza alla pedalata alla massima potenza e di colpo par di volare: una caratteristica che ci piace tanto di questo motore è la costanza nell’erogazione della coppia, assai generosa anche con basse cadenze di pedalata. Quindi, anche con rapporti duri, la salita non fa paura e si raggiungono in breve velocità impensabili: si possono raggiungere, senza essere dei super eroi, velocità oltre 15  km/h con pendenze prossime al 10%! dopo un po’ di questa goduria riduciamo un po’ l’assistenza del motore, perché non sappiamo quanto durerà la batteria, tenuto conto anche che fa un freddo cane,

Bisogna davvero fare i complimenti alla Brose per lo splendido motore: silenzioso, vigoroso e reattivo il giusto agli stimoli del biker. Integrato bene nel telaio, non siamo risusciti a “toccare” neanche nei passaggi più trialistici.

Salita tecnica ed impegnativa

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La pendenza diventa severa: riusciremo a salire su neve ghiacciata? la risposta è sì, e alla grande! grazie alla generosa coppia offerta dal motore Brose si può condurre l’Innata in salita usando rapporti duri, evitando così strappi che farebbero perdere aderenza. Abbiamo gonfiato al minimo gli pneumatici, 1.2 bar al posteriore ed 1.0 all’anteriore, l’effetto trattore è assicurato. Con queste pressioni è incredibile l’impronta a terra che lasciano i ruotoni da tre pollici!

Dopo un po’ di questo sollazzo finisce la strada forestale ed inizia un sentiero, a tratti non pedalabile, e lì iniziano i dolori. Se per qualsiasi motivo ci si ferma, la ripartenza è veramente difficile; meno male che c’è la funzione walk che aiuta nella fase di spinta. O, almeno, in teoria: bisogna dire che per attivare la funzione walk bisogna tenere premuto uno scomodissimo pulsantino talmente spigoloso che dopo un po’ si rischia a tumefazione al pollice. Poi, sul maledetto sentierino innevato, la ruota posteriore senza il peso del bike non fa aderenza, sicché i miei amici con le loro leggere bici muscolari qui hanno avuto la loro rivincita.

Discesa di media difficoltà

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Bene, inizia il single track in discesa. L’ideale: uno stato di neve ghiacciata che copre uno strato di foglie sotto le quali ci saranno pietre, radici o altri gingilli, a sorpresa: lo sentiremo sotto le ruote cammin facendo. Iniziano i primi momenti di panico sui tratti ripidi: la ruota posteriore blocca e perde di aderenza, e dopo un po’ pure l’anteriore fa lo stesso. Cavolo, sulla neve questi copertoni Vittoria, tanto scorrevoli e gentili, non hanno abbastanza grip. Probabilmente sono coperture che possono esprimersi meglio d’estate. Sul veloce, invece, ottima stabilità, soprattutto una volta trovato il giusto settaggio delle sospensioni che, con questo freddo boia, tendono ed essere un po’ pigre nella risposta. L’Innata dà l’impressione di digerire ogni tipo di fondo, a patto di lasciarla correre e darle fiducia; beh come primo impatto niente male, ci ripromettiamo di provarla più a lungo per valutarne bene i limiti.

Discesa tecnica ed impegnativa

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Qui non è mancata qualche palpitazione, Non è ben chiaro dove arriva il limite di un complesso costituito da un telaio davvero performante, una forcella forse mal integrata col resto (o magari settata male) delle belle ruote ma con pneumatici dalle caratteristiche estive che su fondo innevato ti abbandonano senza preavviso, soprattutto in passaggi trialistici. Sul veloce e sul guidato, invece, divertimento assicurato.

Qualche numero? perché no?

Malgrado la massa, si può anche provare qualche evoluzione. Meglio evitare i salti, visto il fondo poco aderente, ed allora vediamo se si può fare il nose press anche con oltre 20  kg di bike…

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In conclusione

Un mezzo divertente, un telaio azzeccato, un ottimo motore, grande motricità in salita e stabilità in condizioni non estreme, con componentistica ancora da ottimizzare, cosa normale in un prototipo.